L’Abruzzo a tavola

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L’Abruzzo a tavola

Sagne e ceci

Le sagne e ceci rappresentano una delle prelibatezze tipiche della cucina abruzzese. Un piatto a base di ceci e pasta fresca, le sagne, che faceva bella mostra di sé sulle tavole contadine nelle giornate invernali, essendo i legumi e la farina ingredienti non deperibili durante i lunghi mesi freddi. Cucinati con olio d’oliva, sale, aglio e peperoncino, le sagne e ceci fornivano l’apporto calorico necessario per affrontare il rigido clima.

Pallotte cac e ‘ov

Ecco le polpette protagoniste in veste abruzzese: si tratta di una varietà di polpette a base di pangrattato e formaggio grattugiato, dapprima fritte e poi ripassate nel sugo. Un piatto succulento pur se di origine povera, cucinato con pochi ingredienti, diventato guest star sotto i riflettori nazionali di Miss Italia, quando la candidata per l’Abruzzo al titolo di più bella d’Italia, Annabruna Di Iorio, nell’edizione del 2017, si è aggiudicata la prima puntata di “Miss Italia Chef” sbaragliando gli altri piatti regionali.

Pasta alla chitarra

Fra i primi piatti di eccellenza della tradizione regionale, i maccheroni alla chitarra occupano un posto d’onore. Questa pasta deve il nome proprio al telaio che si utilizza per filare e tagliare l’ impasto che prende la forma di tese corde da strumento musicale. Si serve di solito con un ragù di carne di agnello e maiale.

Arrosticini

Simbolo della tradizione culinaria abruzzese, gli arrosticini sono spiedini di carne di ovino (pecora o castrato) in tocchetti, originari della zona che va dalla Piana del Voltigno a Penne, soprattutto nei paesi di Civitella Casanova e Villa Celiera. Cotti sulla “furnacella”, questo cibo di origine pastorale si è ritrovato sotto i riflettori quando il noto chef italiano Antonino Cannavacciuolo lo ha definito uno “spiedino napoletano”, causando una vera e propria #sheepstorm. (www.yesabruzzo.com)

Brodetti di pesce dell’Adriatico

Rinomatissimi i brodetti dell’Adriatico, in modo particolare quello alla pescarese e quello alla vastese, ambedue radicati nella tradizione dei pescatori. Le varianti vanno dalla modalità di cottura agli ingredienti: nella versione vastese sono presenti pomodoro e ortaggi. Quest’ultimo è approdato anche nella “Big apple”. Proprio così, la chef di origine vastese Rosanna Di Michele ha esportato con grande successo il brodetto tipico della sua zona oltreoceano, a New York, ma non solo: anche in Australia, Slovenia e perfino Dubai, dove si è fatta ambasciatrice delle tipicità abruzzesi.

Parrozzo

Il dolce per eccellenza della tavola abruzzese imbandita a Natale è il parrozzo, elevato a re delle feste, tanto che Gabriele D’Annunzio gli dedicò un sonetto. Ideato nel 1920 da Luigi D’Amico, titolare dell’omonima e storica pasticceria a Pescara, il nome pan rozzo deriva dalla parvenza di pane rozzo, ossia una pagnotta a base di granturco semisferica preparata dai contadini. Una vera poesia per il palato questa cupola rivestita di cioccolato fondente che nasconde un cuore di mandorle e aromi d’arancia e limone, come i versi dannunziani de “La Canzone del parrozzo” celebrano: “È tante ‘bbone stu parrozze nove che pare na pazzie de San Ciattè”.

Bocconotto

Il bocconotto ci conduce direttamente alla sua zona di produzione tipica, ossia Castel Frentano. La prima menzione ufficiale del bocconotto si trova nel vocabolario abruzzese di Domenico Bielli: “buccunotte”. Avvolto da pasta frolla, è ricoperto nella parte superiore da un abbondante strato di zucchero a velo, con farcitura dal profumo fragrante di cioccolato, cannella e mandorle tostate. La tradizione popolare vuole l’origine di questo dolce tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800, quando in Europa si ebbe la diffusione del cacao. Inizialmente questo dolce allietava la tavola delle famiglie nobili e solo successivamente (inizio 1900) si diffuse tra la gente comune.

Zafferano

L’inconfondibile fragranza e l’ineguagliabile colore giallo oro sono le caratteristiche di una rara e pregiata spezia: lo zafferano. Originario dell’Altopiano di Navelli, nell’aquilano, habitat favorevole alla sua coltura, questa primizia si ottiene dagli stigmi del fiore del Crocus sativus. Lo zafferano dell’Aquila sbarca anche al cinema, entrando nella pellicola del film d’animazione “Ratatouille” del 2007, dove viene definito eccellente dal topolino cuoco protagonista.

Patate del Fucino

La storia di questo tubero risale all’epoca degli Incas e Aztechi. Nella Piana del Fucino si coltiva una delle migliori patate in commercio, facente parte dei prodotti agroalimentari tradizionali con il nome di Patata degli Altipiani d’Abruzzo. Nota anche con il nome di patata di Avezzano, accanto a quelle a pasta gialla e rossa, particolare è la varietà viola, “Vitelotte”, una specie rara utilizzata nelle cucine dei grandi chef per impiattamenti di grande effetto.