L’arte orafa in Abruzzo

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L’arte orafa in Abruzzo

LA CANNATORA

Il nome del gioiello trae origine dal dialetto locale del luogo di appartenenza: questa tipica collana della tradizione di Pescocostanzo, si posizionava all’altezza della gola (in dialetto canna), da cui Cannatora.

Un girocollo composto da sfere ovali vuote lavorate a sbalzo, per la cui produzione entra in campo tutta l’abilità e la destrezza delle mani artigiane. Ma andiamo a vedere il procedimento nel dettaglio:

le sfere si ottengono battendo un punzone di ferro con uno stampo inciso a rilievo dentro mezze coppette in lamina, così da ottenere un rilievo a sbalzo. Nello step successivo, le coppette vengono decorate con piccole sfere in oro saldate con la fiamma, dando luogo a quella che è nominata lavorazione a “prescine” (uva spina).

Le sfere possono essere realizzate in diverse fatture caratteristiche: stampate a sbalzo col punzone ovale, “paternostre”, “lisce a vache” o “pumbijane”, sfaccettate, “senachele”.

Varie sono le tecniche di realizzazione della Cannatora.

Come la tradizione narra, questo gioiello veniva tramandato di generazione in generazione alle fanciulle in dote nuziale.

Al girocollo spesso viene aggiunto un medaglione della stessa lavorazione o, in altri casi, viene impreziosito della “Presentosa”.

LA PRESENTOSA

Capolavoro e vanto dell’arte orafa abruzzese, la Presentosa è un monile dalla forma tondeggiante contornato di dentellature o a forma di stella, con intarsi in filigrana e rilievi, con due cuori posizionati al centro.
Le prime notizie risalgono agli albori dell’800, quando compare per la prima volta come bene della dote nuziale.

Il monile sarà poi descritto dal Vate nel suo “Trionfo della morte” nel 1894.

Sul fronte etimologico, il termine pare derivi da dono, mentre altri pareri lo riconducono alla presentazione per il fidanzamento, o ancora, alla presunzione femminile, in quanto il gioiello, posto in evidenza, impreziosiva il petto delle donne.

LE CIARCÈLLE

Dette anche “Sciaqquajje”, le “Ciarcèlle” sono orecchini a navicella lavorati a traforo dalla linea singolare, a forma di cerchio semi-lunato.
La loro principale peculiarità risiede nelle immagini che appaiono nella parte centrale raffiguranti mascheroni, volatili e motivi floreali, simboli di buon auspicio e portatori di prosperità e benessere.

Realizzati in lamina decorata e oro, questi orecchini dal carattere fortemente figurativo e seduttivo, fanno bella mostra di sé nelle tele di Francesco Paolo Michetti e Basilio Cascella.

Se ne può ammirare un esempio osservando il volto della “Figlia di Iorio”, opera del noto pittore abruzzese.